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osvaldo

Ritengo che le parole di Luigi Serravalli rappresentino il miglior approccio a questo sito. Nonostante non sia una biografia esse sono le parole che ho scelto a sigillo del mia parabola di vita segnata dal’amicizia e dal rispetto che provavo per un uomo che ha attraversato il ‘900: il secolo della mia giovinezza, di cui egli ha vissuto in pieno i tragici avvenimenti storici, le rivoluzioni sociali, le avanguardie culturali e artistiche.

Foto Antonello Veneri

 

Riflessi di pietra

16 maggio 2001

Vive da sempre in Trentino dove è nato. Oltre che artista in proprio, da anni, si occupa di cultura locale. Conoscere le origini e il passato dell’habitat dove il destino lo ha fatto nascere. La gente è frettolosa e piena di impegni. Anche Maffei ha il suo da fare, ma da alcuni anni dedica il tempo libero a riflettere sulla sua situazione di uomo del 2000. Per esempio ha lavorato molto sui televisori. Questo attrezzo domestico, diffusissimo e indispensabile, ci porta le notizie dal mondo. Segue per noi avvenimenti di ogni genere in ogni parte della terra. Maffei ha cercato di definirlo come essere autonomo. Scatola che emana luce, che può servire ad illuminare una certa installazione. Lavorando secondo le coordinate dell’arte concettuale, i vecchi televisori, ormai ciechi e muti, si fanno metafore di infiniti accadimenti, una piramide di televisori spenti, sull’altare abbandonato di una chiesa sconsacrata, può tuttavia rivivere come immagine della comunicazione: di rapporto simbolico fra coloro che possono attendere il messaggio e il messaggio che può sempre raggiungere gli uomini di buona volontà. Il Trentino è ricco di reliquie che Maffei va esplorando e fa riscoprire agli amici. Una volta siamo stati insieme al forte di Pozzacchio, tutto scavato nella roccia, conteso durante la guerra ’15-‘18. Dentro, specialmente in inverno, uomini e muli con tutti i parafernalia del soldato combattente, potevano ripararsi dai colpi e dal freddo, cercando nello stesso tempo di dare il massimo danno al nemico. Lì tutto era roccia, meno ciò che avevano portato gli uomini. I muli trovavano la paglia per le lettiere. Gli uomini allineavano le brande. Arrivava il rancio. Dagli osservatori, tagliati nelle pareti si osservava, lontano, coi binocoli, il nemico e si dirigeva il tiro delle artiglierie. Per caso, durante la seconda guerra mondiale, ero capitato in un battaglione di fanteria comandato da un maggiore di fanteria, mantovano d’origine.   Dicevano di lui che era un eroe del Pozzacchio, della prima guerra mondiale. Adesso venivo a conoscere a che cosa era venuto quel nome per il mio comandante. Fu portato in Germania dai tedeschi. Tornò con un battaglione una sera a Ferrara per destinazione ignota. In Germania erano stati sottoposti ad un addestramento militare tedesco e avrebbero dovuto esser destinati d’aiuto alle truppe tedesche che cercavano di ostacolare gli americani che salivano dal sud. Tutta quella notte, cominciando dal maggiore, cercai, con gli amici, abiti civili e la mattina dopo il famoso battaglione si era squagliato come neve al sole. Il maggiore mi disse che avrebbe riguadagnato casa sua nel mantovano. Non l’ho più rivisto. Debbo a Maffei il risorgere di questi ricordi. Fra sassi, lastre di pietra e rocce ha avuto modo di osservare le grandi conchiglie, ammoniti, che hanno lasciato la loro antichissima vita fra le rocce trentine e del veronese. Così Maffei cerca di riportarle all’antica naturale bellezza disegnandole con un verde particolare, anche questo ricavato da succhi di piante note solo a lui e, con questo verde rappresenta queste grandi ammoniti preistoriche che sono sulla terra dalla notte dei tempi, lavorando in un campo estetico archeologico di sua invenzione: locale, particolare, singolarissimo. A saper leggere nel tempo e nello spazio, ogni luogo possiede una singolarissima ricchezza che ci affascina. A questa, nel suo circondario, da parecchio tempo, Maffei ha dedicato con successo la sua solitaria intelligente ricerca. Gli auguri a nuove scoperte e felici risultati.

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Luigi Serravalli

Intervista tratta da un video di Enzo Frascaroli e Massimo Stoffella