Vigilius
6 Giugno 2018

Non si tratta di un gioco irriverente ma di un garbato omaggio alla rappresentazione della santita’ e a chi, anche da irregolare, ne intravede la grandiosa portata nella storia e negli immaginari. Quella di Osvaldo Maffei è un’operazione che gioiosamente affonda dentro alla potente e irrinunciabile fascinazione del Sacro. Soggetto principale dellarte occidentale fino ai confini del moderno e punto di riferimento costante fin dentro al cuore della contemporaneità, il grande repertorio di immagini e narrazioni provenienti dal mondo cristiano è parte dello studio e della ricerca di moltissimi artisti.

Vigilius è sia una performance che un raffinato scatto fotografico realizzato da Antonello Veneri, una sorta di teableux vivant che si colloca nel filone ricco e vivace che nei tempi recenti ha visto artisti del calibro di Luigi Ontani vestire i panni di personaggi religiosi oltre che profani nel tentativo di riflettere sul tema dell’identità. La fotografia diventa così la messa in scena di un mondo che va oltre il quotidiano, che racconta corpi come enigmatici territori in trasformazione, molti artisti e performer hanno percorso questa strada: da Marcel Duchamp a Urs Lüthi, da Cindy Sherman a Matthew Barney.

Vigilius è un richiamo potente al territorio che ospita il GayPride, è un operazione poetica ed evocativa, in cui l’ambiguità corrisponde al tentativo di dare nuovamente volto e forma alle molteplici declinazioni iconografiche del santo patrono della città della Controriforma e a quello ancor più delicato e giocoso di ridefinire figure archetipiche dell’immaginario come affermazione di molteplici corrispondenze. Nello scatto di Antonello Veneri la figura di Vigilio immerso in una natura che non gli è propria, emerge da un canneto che la vela: una sorta di riparo inadeguato però a nasconderla completamente. La figura è composta, elegante e impreziosita dai margini ad effetto pizzo, che richiamano le merlettature settecentesche ottenute dalle mani esperte che traforavano i santini con il canivet nel settecento.

L’oggetto che sta nelle mani del protagonista dell’immagine è l’elemento che crea il cortocircuito: lattribuito iconografico di Vigilio, è una scarpa di legno, una sgalmera con cui si identifica il discutibile martirio del Santo (si veda la rilettura della passion di Mons Rogger fondatore del Museo Diocesano). Qui la scarpa è una calzatura femminile, che trascina lo sguardo dell’osservatore in quei luoghi sfocati e popolati da spiriti ambigui, dai riti invernali cosiddetti della lucedi origine pagana di San Dasio Martire e S. Nicola che affiancano la figura del nostro Santo che lottò contro i culti saturnini della Valle Rendena, con tenacia trasgredendo le usanze del suo tempo e senza sottrarsi al conflitto.

Vigilius diventa così il caleidoscopio attraverso cui rileggere territori e identità, immagini e immaginari, è un’operazione che fa emergere lindissolubile intreccio tra femminile e maschile, antico e moderno, in un continuo, ironico e narcisistico, guardarsi allo specchio mescolando insieme memoria, ambiguità, meraviglia e intensità.

Francesca Piersanti

 

 


 

In occasione del Dolomiti Pride 2018, si ringraziano il segretario personale Stefano Cò, il cameramen/regista Tom Palladio Percatore Saglia, la scenografa/sarta Gaby Fox, la decoratrice Susy Beltrami, il truccatore Valter Spagnolli, il parrucchiere Amin e tutti coloro che hanno collaborato.

 

 

Antonello Veneri

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Francesco Carollo

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Massimo Dellevedove e Leonardo Maraner

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Lo staff organizzativo di DolomitiPride

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Claudio e Luca

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Particolare ringraziamento ai bravissimi 
Lilith Miceli e Francesco Carollo senza i quali 
non avrei potuto sopravvivere.