World Congress of Families
29 Marzo 2019

NON POSSIAMO TOLLERARE GLI INTOLLERANTI, ANCHE SE FOSSERO LA MAGGIORANZA.

Veramente qualcuno crede che leader, organizzazioni e famiglie, siano tutti assieme al XIII Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona  – classificato come «gruppo d’odio» dal Southern poverty law center – solo per “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”? Se fosse così avremmo forse poco da obbiettare, ma allora mi chiedo perché essi debbano colpire delle categorie in minoranza e già per questo svantaggiate rispetto al resto: le donne gli omosessuali e tutte le persone LGBT. Così come per difendere il benessere degli Italiani (per bene) loro stessi hanno colpito i profughi e tutte quelle persone in grave indigenza umanitaria.

Nel mare di dichiarazioni, articoli giornalistici e prese di posizione politiche delle associazioni e dei soggetti coinvolti, sia dell’una che dell’altra parte, è difficile districarsi e credo che ognuno debba fare le scelte che ritiene più giuste. Scegliere la strategia migliore per contrastare la provocazione della Destra – che ha scelto ancora una volta in anticipo il proprio campo di battaglia – è la domanda che ci poniamo da molto tempo e che probabilmente non ha una risposta: partecipare o astenersi, irridere o prendere sul serio, contrastare o appoggiare sono le risposte immediate e non sappiamo quale sia quella giusta perché chi semina non sempre può vedere il raccolto.

A Verona il 30 marzo 2019  il campo è diviso fra chi appoggia le loro modalità e chi no, i primi nel palazzo gli altri fuori! Ci sono molti buoni motivi per scendere in piazza. Io ci sarò semplicemente per mantenere fede all’impegno preso a Trento il 9 giugno 2018 sfilando con altre 10000 persone al “Dolomiti Pride“. Ecco una parte del testo:

 

…Condanniamo con fermezza l’omobitransfobia​, che consideriamo una forma specifica di violenza di genere​, poiché affonda le sue radici nella stessa cultura che opprime le donne e le maschilità non-virilistiche. Contrastare l’omobitransofobia significa, pertanto, de costruire le motivazioni che sorreggono la misoginia, la violenza maschile contro le donne e il femminicidio. Riaffermiamo con forza l’importanza di contrastare i movimenti cosiddetti “no gender​”, perché, dietro le loro battaglie contro la libertà e i diritti delle persone LGBTQIA+, si cela la non dichiarata – seppur evidente – finalità di invalidare il costrutto di genere, minando alla base i processi di emancipazione dal patriarcato e i risultati ottenuti in decenni di battaglie femministe, a partire dal diritto all’aborto…

 

Non entro nelle questioni specifiche dei relatori perché non le considero strumentali da molti punti di vista data la valenza ideologica e  dell’evento. Per dovere di sintesi tralascio le motivazioni scientifiche, culturali e pure quelle personali che mi trovano a sostenere dichiaratamente una delle parti in giocò. Conosco le trappole cognitive di un tema cosiddetto sensibile alle posizioni diverse ed ai bipolarismi, ma come diceva nell’ ultima lezione il filosofo G. Vattimo non credo più alla “retorica del dialogo ” a tutti i costi. E poi essendo tirato in causa direttamente, a cinquant’anni dai moti di Stonewall – considerato simbolicamente il momento di nascita del movimento di liberazione gay moderno in tutto il mondo – per me dichiaratamente gay il lusso di poter scegliere è un po meno scontato.

 

I temi discussi in quel Palazzo che, vuoi il caso è l’ austera e minacciosa ex sede militare della “Gran Guardia”, non toccano solo i diritti astratti ma  incidono sulle sorti, i comportamenti e le vite delle persone agendo pesantemente sulle scelte politiche inerenti alle modalità educative, alla disciplina giuridica e sanitaria che trattano queste questioni. Perdipiù interferendo arbitrariamente nella dialettica fra religioni e stati, associazioni e loro membri, genitori e figli che vivono sulla loro pelle le contraddizioni che la vita offre di continuo.

Tutto ciò non per suscitare in noi tutti dubbi sani e naturali inscrivibili al normale sviluppo delle idee che si evolvono tramite il criterio di falsificabilità, ma solo per agire sulle nostre decisioni, o meglio impedire che si possano fare delle scelte, auspicando alla coercizione ed all’imposizione di un pensiero dichiaratamente antiscientifico che secondo loro lo stato deve garantire, magari con la forza.

 

Controllare i corpi significa controllare le menti e dominare senza grossi problemi le masse.

Non si tratta di temi di “indifferenza giuridica“, come sostiene qualcuno tirando in ballo Gramsci, non si tratta solo di diritti e doveri, qui si tratta di corpi, di lacrime e sorrisi, di esistenze, di libere scelte negate e cancellate, prima con la stigmatizzazione della morale pubblica e poi con la psichiatrizzazione, l’obbligo di cura, il carcere o ancora più subdolamente la perdita dei mezzi che servono alla sopravvivenza.

 

Su una cosa il vescovo di Verona, autorizzato dal discusso cardinal Farrel a partecipare, ha ragione tirare in ballo un nuovo medioevo è sbagliato, perché la storiografia moderna lo ha rivalutato, infatti nel medioevo a livello ontologico probabilmenten non si era arrivati mai così in basso, nemmeno con l’inquisizione che di li a poco avrebbe alimentato i roghi della vecchia Europa.

Declinare il sistema delle famiglie ad una semplice questione di apparati riproduttivi e nuclei di produzione economica, è riduttivo. Parlare di Famiglie significa parlare di vita di relazione che non potrà mai essere disgiunta dai bisogni affettivi e dalla necessità dell’uomo di riconoscersi l’un l’altro al di là delle differenze di ogni tipo. Non considerare i cambiamenti antropologici ed etnografici coadiuvati dalle nuove abitudini e dalle innovazioni in campo tecnologico, medico, politico sociale e culturale è anacronistico, tutto si modifica, come si modificano le condizioni di vita di noi tutti: tutto cambia.

Nessuno può dire che da quando il mondo è mondo si è sempre fatto così, perché non è vero e la storia lo dice chiaramente. Non credo che il tema sia una questione di salute pubblica, ma quando si ha a che fare con il corpo umano e i suoi comportamenti inevitabilmente l’approccio medico scientifico, indispensabile sia per l’analisi dei comportamenti, che sulla prevenzione del benessere psicofisico delle persone, necessità di studi seri, approfonditi e soprattutto imparziali.

Nel bel saggio intitolato “IL GOVERNO DELL’ESISTENZA, sull’organizzazione sanitaria e tutela della salute pubblica in Trentino nella prima metà del XIX secolo“, quando il nostro Principe Vescovo a Trento si guardava bene dal promulgare leggi progressive, a differenza di ciò che invece facevano in Europa ed anche in alcune città Italiane come Firenze, si capisce molto bene la fatica del cambiamento, e si evincono chiaramente le conseguenze storiche se ciò non fosse avvenuto. Un libro che consiglierei a tutti sopratutto alle scuole perché in quel periodo, nonostante la povertà e i soprusi che anticipano la grave parentesi di sangue del secolo breve, l’uomo traccia la strada dei diritti statutari e dunque della tutela delle persone oggi coronata dalle Costituzioni su cui ancor oggi camminiamo.

 

Ma quali sono, è legittimo chiedersi, le interpretazioni di valore che uniscono e separano, sovrappongono e distinguono e, ancor più, conducono e subordinano, in differenti condizioni socio-economiche e separati ambiti soci-culturali, il termine ‘vita’ al termine ‘salute’?”Cosa intendere per regole di vita o per regole sanitarie quando si vogliono valutare la stretta connessione esistente fra le une e le altre e la ricchezza di sfaccettature che le stese regole possono assumere in contesti ed epoche diversi?

 

Vorrei che il dibattito si ponesse nell’ambito di questa domanda in una visione laica, liberale ed allargata della storia, nel rispetto di tutti soprattutto dei più deboli , delle minoranze e nella consapevolezza che ogni passo verso l’inclusività e l’attenzione alle differenze è un dovere della politica con la P maiuscola. A Verona la cosa che inquieta maggiormente che  l’ambizione internazionale del bacino di influenza su cui si vorrebbe incidere nel bene e nel male, dimostra come la partita va oltre i confini dell’Europa: chiudersi  in ristretti ambiti nazionalisti è la strategia meno adatta alla tutela dei diritti delle persone, che sono uguali dappertutto.

Come scrive Italo Calvino nel libro Le città invisibili – 1993.

 

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Non abdicherò a questo dovere finché avrò la forza di pensare con la mia testa e di camminare con le mie gambe. E’ per questo che ci sarò accanto alle donne, ai gay alle trans e atutti gli altri fuori dal palazzo e anche fuori dalle mura se dovrà essere necessario, ma sarò li per dimostrare con il mio corpo che esisto e nessuno ha il diritto di negarlo.