«un piccolo passo per la donna, ma un grande balzo per l’umanità»

Il 26.10.2024, nella Sala dei 100 libri, Museo della Città di Rovereto, è stata inaugurata la Mostra Fotografica “L’UNIVERSO IN UNA FOTO”.
Nata da un’idea di Mattia Canta e Francesca Mazzetti, rimarrà aperta al pubblico fino al 15 dicembre. L’esposizione presenta le più belle immagini della terza edizione del concorso di astrofotografia realizzato in collaborazione con la Fondazione Museo Civico di Rovereto, l’associazione CCF Centro Cultura Fotografica @Trento, il Circolo Fotografico l’Immagine di Rovereto e con il supporto della prestigiosa rivista Coelum Astronomia, offrendo al pubblico un emozionante viaggio tra le meraviglie del cielo notturno.
Quest’anno, il concorso ha registrato una partecipazione straordinaria. Circa 85 fotografi, professionisti e appassionati da tutta Italia.
A completare l’esposizione un’opera di Osvaldo Maffei Intitolata ASTERIA costituita da una singolare tuta da astronauta realizzata con tessuto leggerero e trasparente marquisette di una dote dei primi decenni del secolo scorso.
L’artista Osvaldo Maffei non è nuovo a collaborazioni di questo tipo, infatti già nel 30 anniversario dello sbarco sulla luna nel 1999, ha realizzato con il Museo civico la video installazione SULLA LUNA, nell’ambito della mostra curata da Claudia Beretta e Franco Finotti, con le spettacolari immagini delle varie missioni che si sono succedute nel tempo, accostate a un vero campione lunare originale proveniente dalla base di lancio di Cape Canaveral.
Dopo uno straordinario viaggio in Egitto per ammirare nel deserto la grande eclissi totale di sole del 2006, con la collaborazione del fisico Paolo Ochner, del dott. Maurizio Zulian e del del fotografo Giorgio Ceriani, ha presentato alla XXIV Rassegna Internazionale Cinema Archeologico di Rovereto l’opera STARGATE con immagini e suoni dell’eclissi totale di sole registrate nel deserto egiziano.
Nel 2009, durante la visita roveretana dell’astronauta della missione lunare “Apollo 16” Charles Duke, in collaborazione con Luisa Canal, della facoltà di scienze cognitive dell’Università di Trento, l’architetto Alessio Trentini e Nicola Marconi dell’Associazione astronomica di Rovereto, Maffei ha realizzato una grande opera partecipativa intitolata “LA LUNA NEL POZZO”. Una sorta di planetario, che si riflette nell’acqua della fontana del Mart, materialmente composto da costellazioni realizzate con monetine che il visitatore lancia nel pozzo.
Infine, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio ha presentato al laghetto di Poiani di Vallarsa un’istallazione ambientale intitolata: “L’UOMO CHE GIOCAVA CON LA LUNA”, in cui l’artista ha recuperato e allestito sulle rive di un lago il vecchio televisore di famiglia del ‘65, su cui scorrevano le immagini originali dell’allunaggio, ritrasmesse assieme alla celebre telecronaca di Tito Stagno. Il tutto accompagnato dalle note galattiche di Brian Eno diffuse sulla superfice del lago.
Dopo queste esperienze, a distanza di due anni dalla missione Artemis III in cui vedremo la prima donna compiere il primo passo sul suolo lunare, ha presentato al Museo della Città, un lavoro di arte contemporanea costituito da una speciale e artistica tuta spaziale dedicata a tutte le donne che hanno contribuito e partecipato alla conquista dello spazio. 1

Il lavoro realizzato dalla sarta amatoriale Lia Malesardi, che vanta una lunga collaborazione con il gruppo Armani, con un tessuto vintage particolare (marquisette – tessuto leggero e trasparente simile alla garza) ritrovato nel corredo della famiglia Maffei (fondo inesauribile di suggestioni e memorie) è una sorta di metafora che allude, con stile ed eleganza, alla raffinatezza e alla grazia femminile del dopoguerra che contrastava con le tute e gli scafandri utilizzati in ambienti lavorativi civili e militari, maschili.
Questa tuta denominata ASTERIA, nome preso a prestito da un’antica dea greca delle stelle, figlia dei titani Febe e Ceo, è un’imitazione della forma ideale della realtà, anche se nel nostro caso la forma ideale assume un significato più poetico e virtuale che naturale dato che operiamo in un contesto tecnologico e ideologico che sta mettendo a dura prova lo stesso concetto di natura. Infatti uno dei principali effetti delle missioni spaziali è stato quello vincere con successo le sfide della ricerca dei materiali e delle tecniche costruttive.
Quest’ opera impossibile a qualsiasi utilizzo umano nello spazio senza ossigeno (con pressione atmosferica anomala e temperature estreme che vanno dai -150°C ai 120°C), tende a ribaltare i paradigmi culturali che ruotano attorno a queste missioni e denuncia gli stereotipi di genere dell’immaginario collettivo che hanno relegato falsamente le donne a un ruolo passivo di semplici spettatrici.
Nel dibattito che vede il fenomeno “Woke”, contestato aggettivo inglese con il quale ci si riferisce allo “stare allerta”, “stare svegli” nei confronti delle ingiustizie sociali o razziali, contrapporsi alla sua declinazione più negativa riferita al “politicamente corretto” che oggi sembra il peggiore dei peccati, in un certo qual modo, il lavoro può dare l’idea di un indumento sexy, col rischio di rafforzare l’idea della donna “oggetto”, ma non è così. Queste letture superficiali e polarizzanti non appartengono all’artista che respinge fin da subito eventuali interpretazioni del lavoro che possono prestarsi a una declinazione di genere errata: una donna può mantere la propria femminilità anche andando sulla Luna!
La scelta del tessuto; il modello sartoriale a grandezza naturale ricavato dalle misure di una normale tuta spaziale; la rigidità delle forme permesso da una leggera struttura di fili di ferro e crinoline posti sulle giunture dei vari elementi costitutivi della blusa, in forte contrasto con gli scarponi e il casco, pongono quest’opera nell’alveo della moda e del costume che comunque oggi verte soprattutto su costumi e tute unisex. Innumerevoli sono gli esempi di tute spaziali utilizzate nel cinema soprattutto di fantascienza, ma solo recentemente anche le grandi griffe della moda si stanno occupando di questo settore avveniristico. Il loro uso è ormai entrato nel nostro immaginario contemporaneo segnando un nuovo capitolo nella storia del prêt-à-porter: Pierre Cardin ha creato tute da allenamento per gli astronauti europei, sembra che Hilton stia lavorando su abbigliamento per il turismo spaziale, mentre la maison italiana Prada ha collaborato con Axiom Space per creare le tute spaziali della missione Artemis III della NASA (la nuova tuta è stata presentata il 18 Ottobre 2024 a Milano). Un connubio tra stile e tecnologia all’avanguardia, che permetterà agli astronauti passeggiate lunari di esplorazione con un tocco di eleganza made in Italy (Nicolò Canonico, 2024)
Per concludere il lancio Artemis III, previsto per il 2026, con la partecipazione dell’astronauta statunitense Christina Hammock Koch (Grand Rapids, 29 gennaio 1979), già detentrice del record di permanenza nello spazio per una donna, è l’evento atteso dall’artista che, anticipando i tempi, lega quest’opera alla storia dell’astronomia. Christina, se tutto va bene, è destinata a diventare la prima grande donna a camminare sulla Luna grazie alla tenacia e alla costanza di tutte le piccole creature che l’hanno preceduta. Citando William Blake (1757 – 1827): “Disse la piccola creatura, formata di gioia e di allegria, va e ama senza l’aiuto di alcuna sulla terra”.
1. Le donne che hanno contribuito e partecipato alle esplorazioni spaziali.
Da Ada Lovelace a Samantha Cristoforetti, sono molte le donne che, lottando contro il pregiudizio, hanno creato i presupposti e contribuito all’esplorazione spaziale, eppure da quando nel secolo scorso si sono fatti i primi voli, solo oggi le donne, hanno sfondato la cappa di vetro conquistando a pieno titolo un posto sulle navicelle spaziali.
Se andiamo a ricostruire le origini di questo percorso rivoluzionario, ci imbattiamo in tracce che risalgono addirittura al’ epoca tardo-ellenistica: infatti nella seconda metà del IV secolo, la matematica, astronoma e filosofa greca Ipazia di Alessandria, collaborando con il padre filosofo scrisse alcune opere che le permisero di insegnare nel Serapeo della città. Nonostante la carenza di scritti, la sua tragica fine maturata nell’ambito del conflitto di potere tra il vescovo Cirillo, patriarca di Alessandria, e il prefetto cittadino Oreste, la triste sorte di Ipazia è assurta ancor oggi a simbolo della libertà del pensiero scientifico contro il fanatismo religioso.
Molti secoli dopo la contessa di Lovelace, Augusta Ada Byron, meglio nota come matematica Ada Lovelace (Londra, 10 dicembre 1815 – Londra, 27 novembre 1852), acquisì notorietà soprattutto per il suo contributo alla macchina analitica ideata da Charles Babbage (1791 – 1871), scoperta che contribuì a ricordarla molto probabilmente come la prima programmatrice di computer al mondo.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, a seguito del confronto geopolitico fra i due grandi blocchi denominato “guerra fredda”, l’informatica statunitense Margaret Heafield Hamilton (1936 – ora quasi novantenne), lavorò alla NASA come responsabile dello sviluppo del software che avrebbe guidato le capsule della missione Apollo 11 sulla Luna, in uno dei momenti più critici della storia dell’esplorazione lunare: le sue scelte progettuali si rivelarono cruciali garantendo il successo della missione.
Fino ad allora le donne avevano contribuito solo da terra alle missioni, finchè il 16 giugno 1963, la cosmonauta e politica sovietica Valentina Tereškova (1937) ) fu lanciata da Bajkonur verso lo spazio, per orbitare intorno alla Terra tre giorni interi. Vent’anni più tardi, il 24 giugno del 1983, atterrava a Cape Canaveral la missione STS-7, con a bordo la statunitense Sally Kristen Ride (1951 – 2012), considerata anche la prima astronauta LGBT+ della storia a causa della sua relazione con la tennista Tam O’Shaughnessy che durò ben 27 anni.
Recentemente il 21 maggio 2023 Peggy Whitson (1960), ex capo dell’ufficio astronauti della NASA e oggi direttrice dei voli umani di Axiom, è partita a bordo del veicolo Crew Dragon Freedom come comandante della missione spaziale Axiom Mission 2, facendo ritorno dopo 10 giorni di missione. Mentre al di qua dell’oceano la pilota Samantha Cristoforetti, astronauta e aviatrice italiana dell’Agenzia Spaziale Europea (nata 1977 a Milano, ma cresciuta a Malè – TN), è stata messa addirittura al comando della Stazione spaziale internazionale.